Che cosa possediamo? Cos’è davvero nostro?
Le lingue e le parole che abbiamo creato riflettono la condizione umana.
Possiedo la mia macchina, la mia casa, il mio animale domestico, mio figlio, mia moglie o marito, i miei pensieri?
Quando dico il mio paese, è veramente mio? E la mia vita?
Possediamo davvero tutti questi concetti o ne siamo gli schiavi?
O forse è l’immagine che abbiamo progettato di noi stessi, ci siamo separati l’uno dall’altro, dall’ambiente, e abbiamo deciso che tutto e tutti devono essere partizionati e devono appartenere a qualcuno; a muovere tutta questa struttura c’è l’idea santa di essere il soggetto speciale in carica che controlla tutto.
Dando nomi a ogni pezzo di natura vogliamo solo possedere ogni singola parte perché quando abbiamo un’etichetta, un concetto, lo consideriamo nostro in quanto lo “conosciamo”.
L’inizio di questo circolo vizioso è il nome che ci è stato dato quando siamo nati, tutto il resto è una conseguenza dell’aggiunta di strati esterni a quello che siamo realmente, l’essere sconosciuto, senza nome, unico.
Le parole sono solo strumenti pratici e non possono definire l’indefinibile, non possiamo usare ciò che è limitato per esprimere l’illimitato, ma ora siamo abbastanza maturi per cambiare la realtà in cui viviamo, ora siamo pronti per il tutto.
– La Proprietà –
Smalto su tela
100x60x4cm
2012
Collezione privata, Rotterdam NL
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